Cambi di destinazione d’uso: ecco perché sono più preoccupato di prima

Sappiatelo, questo testo è noioso. Ma se vi preoccupano il calo dei residenti a Venezia e la sempre maggior incidenza di alberghi, bed and breakfast, appartamenti in affitto turistico e simili, un investimento di due-tre minuti di lettura potreste farlo.

«Sapevamo di scontentare qualcuno, ma è la città che da tempo chiede un intervento per limitare le trasformazioni e i cambi d’uso», tuonava l’assessore all’Urbanistica del Comune di Venezia, Massimiliano De Martin. Era il 1 giugno 2017. Parole forti, tanto che il 16 giugno il Consiglio comunale approva una Variante alle Norme Tecniche di Attuazione della Variante al Piano Regolatore Generale per la Città Antica, quella del 1999 in vigore, per intendersi, fin tanto che il Comune di Venezia non adotterà un Piano degli Interventi che attui le disposizioni generali previste dal Piano di Assetto del Territorio. E il PAT prevede, per quanto ci riguarda, che “il PI (…) dovrà determinare limitazioni agli usi, in particolare quello ad uso ricettivo, che possano configurarsi come concorrenti alla residenza, nel rispetto delle normative vigenti.” (art.18, par.11 NT).

Bene, direte voi, quindi che cosa ha deliberato il Consiglio comunale il 16 giugno scorso? Ha inserito due articoli (il 21-bis e il 21-ter) alle NTA della Variante al Piano Regolatore del 1999, per cui A partire dalla data di adozione della presente variante non sono ammessi nuovi insediamenti o ampliamenti di attività ricettive alberghiere e complementari” ma “L’Amministrazione comunale può autorizzare l’insediamento o l’ampliamento di attività ricettive alberghiere e complementari tramite permesso di costruire in deroga (…), ove ne ravvisi il pubblico interesse”, vale a dire che l’Amministrazione potrà pur sempre acconsentire a cambi di destinazione d’uso a ricettivo, valutando (in deroga), la qualità delle strutture proposte, l’alta gamma dei servizi offerti, la localizzazione, la capacità di riqualificare gli spazi pubblici circostanti, l’impatto occupazionale e l’indotto economico, nonché l’importo della compensazione che il privato dovrà al Comune in cambio del maggior valore che il suo immobile acquisisce modificando la sua destinazione d’uso (art.16, comma 4, d-ter DPR n.380 del 6 giugno 2001).

Ora, io non sono un pasdaran, e credo che il blocco dei cambi d’uso a ricettivo tout court non sia praticabile. A titolo esemplificativo, pensate a un palazzo di grande pregio e molto vecchio sul Canal Grande, con soffitti e dimensioni non adatte a farci degli appartamenti per la classe media che la nostra Città ha bisogno come il pane di riattrarre. Se la potenzialità di destinarlo a struttura alberghiera consente di restaurare e mantenere l’immobile, non mi scandalizzo della possibilità di deroghe, purché in casi eccezionali e specifici. Mi chiedo però se sia corretto che a decidere della validità di questi elementi di eccezionalità, elencati in modo generico e non con valutazioni oggettive, possa essere la politica. Perché il permesso di costruire in deroga, tanto più se giustificato dal pubblico interesse, è competenza del Consiglio comunale, non di un tecnico che risponde del suo operato. E spero che questo non diventi uno degli argomenti con cui si elaborino ricorsi al TAR. Perché, lo vorrei chiarire, io mi iscrivo volentieri alla parte di coloro i quali vogliono arginare la perdita di appartamenti e case potenzialmente abitabili da famiglie che vivano o vengano a vivere a Venezia. E se i potenziali ricorsi al TAR non terranno, ne sarò lieto (pur con le perplessità che vedremo).

Però, se si interviene toccando gli interessi della proprietà privata (che non biasimo a priori, beninteso, solo che ritengo che l’offerta ricettiva veneziana sia ben oltre quanto possa sostenere un territorio piccolo e limitato come il nostro), il rischio di ricorsi è tangibile e, pertanto, va ben ponderato nel deliberare.

Da qui la mia preoccupazione.

E se il potenziale ricorso al TAR cancellasse di fatto lo sforzo dei nostri rappresentanti nel Consiglio comunale? Bloccata questa delibera, si arrenderanno al fatto che “no’l se pol far”?

Io non voglio che si arrivi a uno stallo per cui, nella non-decisione, continui a perpetrarsi la corsa al cambio di destinazione d’uso degli immobili a Venezia. Anche perché è una modificazione sostanzialmente irreversibile: con flussi turistici sempre maggiori, la spinta del mercato non si invertirà e ci sarà sempre più domanda di ricettività, non di casa. Anche se, a detta dell’assessore De Martin, questo non è un problema di tutta Venezia, tant’è vero che da questa nuova delibera hanno pensato bene di escludere la Giudecca e il Tronchetto: lì, alberghi liberi per tutti, evviva! E non cito la questione della terraferma del nostro Comune, regolata da norme diverse dalla VPRG per la città antica, anche se i nuovi 1500 posti letto nella sola Via Ca’ Marcello a Mestre dovrebbero farci riflettere, visto che quei flussi aggiuntivi comunque si riverseranno su Venezia. Ma torniamo sul pezzo.

E complichiamo ancora un pochino la faccenda. Sappiate che quello che l’Amministrazione comunale riceve, da quando la VPRG del 1999 è in vigore, non sono richieste di cambi di destinazione d’uso così formulate. No, quelle sono quasi un automatismo, frutto delle norme scellerate di quella VPRG per Venezia. Ciò che il Comune di Venezia riceve e quasi sempre concede sono richieste di cambio di classificazione tipologica degli immobili. Voi, giustamente, direte: e che è ‘sta roba?

La VPRG del 1999 classifica gli immobili nella città antica (dicitura non mia, ma della norma, per indicare la Venezia d’acqua, così ci capiamo) secondo diverse tipologie: “Unità edilizia di base residenziale ottocentesca originaria” (tipo “O”), “Unità edilizia novecentesca integrata nel contesto” (tipo “Nr”), tanto per fare due esempi random. Poi, ciascun tipo di immobile ha una serie di destinazioni d’uso compatibili (per chi volesse, basta guardare la “parte III” di ciascuna scheda tipologica nell’Appendice 1 alla VPRG), siano esse abitazioni, artigianato, esercizi commerciali, uffici privati, ma anche strutture alberghiere o extralberghiere (hotel, b&b, ecc.).

Ebbene, se io possiedo un immobile classificato con una tipologia che non prevede la destinazione d’uso ricettiva, posso presentare al Comune una documentazione per cui dimostro che il mio immobile invece dovrebbe essere classificato in altro modo. E se riesco a infilarmi in questo fantastico mondo di 63 (SESSANTATRE!) tipi, giustificando la mia richiesta, il Comune mi modificherà la classificazione tipologica del mio immobile. E se la classificazione tipologica del mio immobile, fatalità, ora prevede la destinazione d’uso a ricettivo tra quelle compatibili, l’Amministrazione comunale, con un quasi automatismo, badate bene, con un quasi automatismo, mi consentirà questo cambio di destinazione d’uso. E io potrò fare un albergo o certamente far salire di valore il mio immobile.

Ora, le Norme Tecniche della VPRG del 1999 hanno concesso questa scappatoia, legale (ripeto: legale, chi l’ha usata ha operato nel solco delle regole). Ma la famosa delibera del 16 giugno 2017, quella per cui l’Assessore all’Urbanistica disse «Sapevamo di scontentare qualcuno, ma è la città che da tempo chiede un intervento per limitare le trasformazioni e i cambi d’uso», non interviene su questo perverso sistema, modificando le regole di competenza comunale. Applica un freno a posteriori alle sue norme del 1999, che restano in vigore.

Invece, il momento per fare delle regole nuove sarebbe quello propizio: la Giunta sta scrivendo il Piano degli Interventi (ve lo ricordate, quello che deve mettere in atto le norme generali del PAT, tra cui l’obiettivo di “salvaguardia della funzione della residenza stabile”?) e il PI è lo strumento in cui si potrebbe e dovrebbe svincolare il legame tra classificazione tipologica degli immobili e destinazione d’uso degli stessi. Come richiesto il 31 marzo 2017 da 58 firmatari di una proposta redatta soprattutto da Giuliana Domestici ma anche dal sottoscritto, protocollata in Comune (PG/2017/0156166) e che ad ora come risposta ha ricevuto solo il silenzio.

Considerate, tanto per dirne una, che se si cambiassero le norme attraverso il PI, scatterebbe una clausola di salvaguardia per cui tutte le richieste di cambi d’uso ricevute dal Comune ma non ancora vagliate sarebbero sospese, per poterle valutare con le nuove regole. Questo invece non accade con la modifica deliberata il 16 giugno 2017 dal Consiglio comunale, in quanto contiene soltanto varianti di norme preesistenti. Tanto che 18 richieste di cambio di destinazione d’uso sono state consegnate di tutta fretta al Comune proprio i pochi giorni prima dell’approvazione. Da privati che temevano di restare ingarbugliati in questa modifica.

Il che fa sospettare che i ricorsi, da parte di privati, ci saranno. E che la mia preoccupazione che con i ricorsi il processo di regolamentare nuovi cambi d’uso, di fatto, si blocchi, non sia del tutto infondata. Mentre invece l’Amministrazione poteva agire in modo efficace, diretto e dirompente, attraverso l’approvazione di un PI che mettesse in campo regole nuove.

Non è stata questa la strada scelta, quantomeno per ora. Mi auguro di sbagliarmi e che quanto hanno deliberato, tenga. Altrimenti temo il successivo “ghe gavemo provà, ma no’l se pol far”. Uno dei mali, in perfetta continuità con il passato, delle amministrazioni comunali veneziane.

Marco Caberlotto
Portavoce Generazione ’90

21 luglio 2017

 

P.S. Specifico una cosa: quando si parla di cambi di destinazioni d’uso, stiamo parlando delle strutture alberghiere e affini, non di appartamenti affittati con locazioni turistiche, ad esempio attraverso portali come Airbnb, che tanto male fanno a Venezia, sottraendo spazi all’uso per abitazioni. Ma su questo è corretto dire che l’Amministrazione comunale non ha potestà di deliberare direttamente. Eppure, la delibera del Consiglio comunale proposta da Giorgia Pea e che dava mandato al Sindaco di presentare alla Regione Veneto una proposta di delibera regionale che limitasse per Venezia questo tipo di locazioni sia rimasta – ahinoi – lettera morta e, da quanto si sa, questa proposta il Sindaco non l’ha presentata (art.27-bis della legge regionale n.11 del 14 giugno 2013 ai sensi dell’art.1 della legge n.431 del 9 dicembre 1998, per chi volesse approfondire).

 

8 Comments on “Cambi di destinazione d’uso: ecco perché sono più preoccupato di prima”

  1. Tutto vero, sono un’architetto che lavora in centro storico, e confermo quanto da Lei scritto. Aggiungo solamente che in città ci sono professionisti come alcuni medici a cui gli é stato negato di esercitare la propria attività, servizi ai cittadini veneziani, perché le loro sedi non possono ottenere un cambiamento di destinazione da residenza ad studio privato A10. Ma il fatto ancora più assurdo é che della loro proprietà possono farne un alloggio turistico. Questo vuol dire che ai veneziani vengono negati servizi ambulatoriali a favore di altri posti letto per turisti. Pensiamoci …..

  2. Caro Caberlotto quando si pretende di scrivere un articolo così assertivo e “documentato” bisogna conoscere la materia di cui si parla. La delibera del Comune sui cambi di destinazione d’uso a mio avviso peggiora la situazione attuale per molti motivi di cui non parlo e che sono solo sfiorate nel suo scritto, il quale contiene peraltro gravi inesattezze su come è attualmente normata la questione.
    Le “norme scellerate” come le chiama, della VPRG per Venezia infatti NON consentono cambi di destinazioni d’uso: consentono destinazioni d’uso diverse per le diverse tipologie tra le quali destinazioni d’uso ricettive per alcune tipologie (pari a circa il 20% del patrimonio edilizio veneziano) che riguardano strutture edilizie (grandi palazzi, conventi o altro) non compatibili con un uso residenziale corrente.
    Le tipologie non possono essere modificate, come viene affermato.
    Esistono infatti due articoli che permettono attraverso una procedura complessa di “correggere” le indicazioni di Piano.
    Il primo (art.4) riguarda il “Procedimento di accertamento e di definizione dello stato di alterazione dei manufatti”. Attraverso questo procedimento, assai complesso e garantito da una “Commissione Scientifica” che “può essere avviato d’ufficio o su istanza” di un privato cittadino, possono essere modificate le modalità di intervento qualora venga dimostrata la non corrispondenza del grado di alterazione dell’edificio indicato dal piano rispetto alla situazione reale. Si tratta dunque di una modifica che non riguarda le destinazioni d’uso, ma le opere compatibili.
    Il secondo (art 25) consente il passaggio ad altra categoria tipologica all’interno del medesimo gruppo di tipologie (con destinazioni d’uso simili) “escludendosi il passaggio da una famiglia tipologica ad altra, fatta eccezione per i casi in cui vi sia stato un evidente errore di classificazione e possa essere documentata, in modo inconfutabile, l’appartenenza dell’unità edilizia ad una diversa famiglia tipologica” . In ogni caso “La nuova attribuzione …deve essere assentita dal parere motivato conforme dell’Ufficio comunale preposto e della Commissione Scientifica Comunale; è resa definitiva da una deliberazione di Giunta* Comunale”. (*Le Norme originali prevedevano l’approvazione di Consiglio: con delibera del 2014 al Consiglio è stata sostituita la Giunta).
    L’affermazione che la trasformazione turistica di Venezia derivi dalle Norme del PRG che consentono i cambi di destinazione d’uso appartiene alla categoria della fake news diffuse all’inizio per malafede poi per ignoranza.
    La trasformazione di Venezia in un enorme albergo diffuso è causato principalmente da tre fattori: la diffusione dei bed and breakfast, la diffusione degli affittacamere, l’espansione degli appartamenti in affitto turistico. Nessun di questi tre fattori prevede cambi di destinazione d’uso, ma dipendono da leggi nazionali e regionali sulle quali le regole urbanistiche non incidono. Bisognerebbe operare con altri strumenti, di controllo e di regolamentazione delle attività commerciali. A Barcellona, spesso citata a sproposito, queste attività sono soggette a licenza e le licenze sono limitate costituendo un limite invalicabile e giuridicamente legittimo alla proliferazione di attività turistico/ricettive. Ma di questo non si parla.
    R.D’A.

  3. Caro Roberto, sono estremamente felice di aver attirato l’attenzione nientemeno che dell’Assessore che scrisse la VPRG ed è giusto che tu la difenda, mi stupirei del contrario. Che si sia aperto un dibattito? Lo spero.

    Solo una precisazione sulle “gravi inesattezze” di cui mi accusi: non ho mai scritto che “le norme della VPRG consentono cambi di destinazioni d’uso” e, in caso contrario, ti prego di citarmi il paragrafo in cui l’avessi scritto testuale. L’art. 25 che giustamente citi prevede il passaggio di categoria, con anche il passaggio tra “famiglie tipologiche” con destinazioni d’uso diverse qualora l’iter che citi si completi.

    Di fatto, non solo non smentisci quanto affermo ma lo avvalori. Ripeto: il problema principe delle trasformazioni di destinazione d’uso a ricettivo è la sostanziale irreversibilità, anche se si tratta di una ventina di cambi d’uso di immobili l’anno (assolutamente non pochi, dal 2001 in cui la VPRG è in vigore, ad oggi, in una realtà non estesa come la Città Antica).

    Quanto alle problematiche di cui scrivi, su b&b, affittacamere e locazioni turistiche, non posso che (come spesso mi accade) essere d’accordo con te. Quanto infine alle tue malcelate offese nei miei confronti, davvero, credo che sia il caso di volare un pelo più alto.

    Con immutata stima.
    Marco Caberlotto

  4. Capisco che “cavalcare l’onda”, o fare la caccia alle streghe è un vizio che l’uomo politico o pseudo politico ha da tempi remoti, pero’ esiste un limite alla decenza.

    1) Le locazioni turistiche e B&B causano svuotamento della città : FALSO. il fenomeno delle locazioni e dei B&B esiste da poco piu’ di 10 anni, lo spopolamento da 60 anni, evidentemente qui anche la matematica diventa una opinione. ( tra l’altro nel B&B deve esserci per forza la residenza, per cui di cosa stiamo parlando?! )
    2) Airbnb e company, alzano il prezzo degli immobili: FALSO. Airbnb e C, esiste da 10 anni e i grafici dimostrano come negli ultimi dieci anni i prezzi, al contrario siano fortemente calati.
    3) Venezia ha prezzi inaccessibili rispetto alle altre città: FALSO. Venezia è piu’ costosa sicuramente di Rovigo o Ferrara, ma escluso canal grande e appartamenti di particolare pregio, i prezzi di un appartamento di medio livello, in una zona di medio livello non sono assolutamente superiori rispetto al centro di Padova, o Treviso, e nettamente inferiore rispetto a Roma e Milano.
    4) A Londra e New York, hanno messo limiti ad Airbnb: VERO, ( ma per favorire esclusivamente la lobby degli albergatori, non per altro.), risultato? nessuno, andate a vedere quanto costa un immobile in centro a Londra, o a Manhattan, si parla di una media di 20.000 euro al mq, altro che Venezia….
    5) Se venisse limitato o bloccato Airbnb e company, le case andrebbero affittate ai Veneziani: FALSO. dilagherebbe l’abusivismo, o rimarrebbero chiuse, o ancora verrebbero svendute in massa a investitori stranieri che le userebbero 1 mese l’anno; a quel punto cosa proporreste? l’esproprio?
    E potrei andare avanti per ancora moltissimi, punti, ma come si nota, bastano 4 dati, per smontare questo castello in aria, costruito esclusivamente per motivi propagandistici, un pò come a livello nazionale alcuni partiti ,vorrebbero far credere che la peste assoluta siano i migranti e non la mancanza di lavoro.
    Saluti
    Andrea Juvarra

    1. Caro Andrea, trovo singolare che tu pretenda i dati scordando di citare quelli che supportano le tue considerazioni. Ad ogni modo, mi armo di santa pazienza e seguo i tuoi punti.

      1) il mondo delle locazioni e quelli dei b&b sono due mondi diversi, normati da leggi diverse, ma anche storicamente: Airbnb è stato fondato nel 2008, altri portali per gli affitti hanno seguito e da qualche anno si sono espansi anche in Italia, mentre i b&b ci sono ben da prima e “sono composti da una a tre camere per i turisti, ciascuna dotata di un massimo di quattro posti letto; il titolare deve risiedere nell’unità immobiliare sede del bed & breakfast e deve ivi alloggiare, in una camera a lui riservata, durante il periodo di apertura della struttura. Il servizio di prima colazione è servito ai clienti direttamente dal titolare o dai suoi familiari. ” (art.27 comma 1d, L.R.V. 14 giugno 2013 n.11); peraltro, restando su questa legge, ci sarebbe da dire anche in proposito all'”albergo diffuso”, che ha senso in montagna ma nei centri storici abitati è perverso, ma questa è un’altra storia…

      2) “La discesa delle quotazioni a Venezia era stata comunque molto più contenuta che nel resto d’Italia” (Il Sole 24 ore su dati Gabetti e Casa.it, 2016); Le compravendite in Laguna sono cresciute di oltre il 15% nell’ultimo anno (Agenzia delle Entrate, 2016); il numero di transazioni (in piena crisi) crebbe in Centro Storico e Giudecca del 6,2% (I sem 2013 / I sem 2012) e del 28% al Lido, con quotazioni al metro quadro in lieve flessione (-3% in Centro Storico e Giudecca, -0,5% al Lido, sempre I sem 2013 / I sem 2012) (Nota Territoriale, Andamento del mercato immobiliare nel I semestre 2013, Ufficio provinciale di Venezia, Agenzia delle Entrate, pubblicazione OMI).

      3) prezzo medio di richiesta per gli immobili:
      – San Marco (€5.584 vendita – €16,49 affitto)
      – San Polo (5.224 -16,33)
      – Santa Croce (5.272 -14,83)
      – Dorsoduro (5.100 -16,93)
      – Giudecca (4.388 – 15,89)
      – Castello (4.429 -13,53)
      – Cannaregio (4.750 -15,19)

      – Mestre (1.735 – 8,11)
      – Marghera (1.415 -9,74)

      e i confronti che tu citi:
      – Padova – Centro Storico (2.852 -10,60)
      – Treviso – Centro Storico (2.855 -10,35)
      e i confronti che tu citi come “nettamente” più cari:
      – Milano – media (3.326 – 16,82)
      – Milano – Duomo, Brera, Cadorna, Cattolica (8.348 -21,53)
      – Milano – Centro – Arco della Pace, Arena, Boccaccio (7.080 -19,67)
      – Milano – Centro – San Vittore (7.035 – 17,82)
      – Milano – Centro – Corso Genova, Ticinese (5.651 – 17,92)
      – Milano – Centro – B. di Savoia, P.ta Vigentina, Gaetano Pini (6.102 – 17,71)
      – Milano – Centro – Tribunale, Policlinico (6.253 – 20,37)
      – Milano – Centro – Monforte, Corridoni (8.130 – 20,91)
      – Milano – Centro – Moscova, Turati, Palestro (7.794 – 22,04)
      – Roma – media (3.161 – 13,65)
      – Roma – Centro Storico (8.045 – 23,02)
      – Roma – Prati, Borgo, San Pietro (5.324 – 17,39)
      – Roma – Flaminio, Parioli, Pinciano, Villa Borghese (5.820 – 17,86)
      (fonte: Immobiliare.it, dati giugno 2017)

      4) paragoni tra Venezia e Londra o Manhattan li trovo arditi, ma tant’è: https://www.theguardian.com/society/2016/nov/25/london-tops-cost-of-housing-survey-at-14-times-average-earnings scritto bene, su Londra; http://fortune.com/2016/12/14/manhattan-apartment-real-estate-price/ dà una overview sui prezzi newyorkesi, https://www.cnet.com/news/airbnb-drops-legal-fight-with-nyc-over-new-rental-law/ spiega bene che NYC non ha posto limiti, come Londra, ad Airbnb (only available in English, sorry about that)

      5) “Se venisse limitato o bloccato Airbnb e company, le case andrebbero affittate ai Veneziani” non l’ho mai scritto. Ho scritto che l’uso ricettivo è “concorrente alla residenza”, il che mi pare ovvio in un mercato con numeri limitati (consiglio la lettura di un testo di microeconomia di base per capire i potenziali effetti sul prezzo in una situazione simile); ancora, scrivi che “dilagherebbe l’abusivismo, o rimarrebbero chiuse, o ancora verrebbero svendute in massa a investitori stranieri”, ma non lo suffraghi con nessuna prova (e, bada bene, concordo con te che ci sia un’enorme questione nel controllo e sanzioni a chi non rispetta le regole; però, qui si parlava di norme urbanistiche e di edilizia privata, non di regolamenti di Polizia Municipale).

      So che non ti convincerò ma ti ringrazio comunque, mi hai offerto lo spunto per cercare qualche dato interessante.
      Marco

  5. Ciao Marco, ti ringrazio per le stoccate che mi hai dato, non sono un economista, ho studiato giurisprudenza, ma alcuni concetti elementari di economia li capisco non ti preoccupare. Tu dici che l’uso ricettivo e’ concorrente alla residenza,posso accettarlo parzialmente, nel senso che sarebbe vero se effettivamente ci fosse una marea di gente ( almeno decine di migliaia) ( 30\40 mila persone) che vorrebbe vivere qui, non puo’ farlo per i costi,allora in quel caso avresti ragione… la questione e’; siamo sicuri che davvero tutta sta gente vorrebbe tornare? ( qui sono io che ti chiedo i dati) e ti dico di più… settimana scorsa c’era un articolo sul giornale che diceva come tutti i centri storici si stiano spopolando, esattamente come venezia, tutti… persino citta’ minori come ferrara ( non credo che ferrara abbia costi immobiliari folli e tanto meno turismo di massa! )… con una unica eccezione, indovina quale? Milano… proprio cosi… il centro di Milano non solo non si spopola, ma è piu’ vivo che mai… eppure li una casa costa sui 3.000 euro di affitto mensile e turismo di massa ce ne sta a non finire ; la conclusione, a mio modesto parere è che quindi tutti questi centri storici e venezia e’ uno di questi, ( anche se la chiamate città storica) perdano abitanti, perche’ gli usi sono cambiati, è cambiato il modo di vivere, la gente vuole la comodità, vuole la praticità e sopratutto vuole il lavoro ben pagato, qualificato; venezia cosa offre sotto questo punto di vista? Ci sono poi categorie di immobili, che per dimensione, rifiniture ecc non si adatterebbero mai ad un mercato residenziale, ma che nello stesso tempo non possono diventare hotel o quant’altro perche’ magari sono in contesti residenziali ( il piano regolatore vieta destinazioni ricettive in contesti residenziali)… quelli cosa dovrebbero diventare se non locazioni turistiche?. Mi fa poi sorridere questa visione manicheista, per cui il male assoluto e’ incarnato dalle affittanze turistiche… perche’?! questo tipo di attivita’ non portano benefici alla gente? considerata poi la grave crisi economica… conosco molti veneziani, commercianti o altro che riescono a continuare a vivere qua proprio grazie alla locazione turistica,e voi vorreste soffocare questa risorsa? la capillarizzazione della ricchezza è un beneficio non una cosa da condannare, semmai concentratevi sugli alveari che stanno facendo a mestre, ostelli e quant’altro. Da come scrivi, si vede che sei una persona intelligente e credo che anche tu condivida almeno in parte il mio pensiero. Un saluto

    1. Ciao Andrea, innanzitutto scusa del ritardo nel rispondere ma ho letto solo ora. Mi fa piacere che hai capito che non intendevo offendere ma punzecchiare. Seguo la tua digressione:
      – non sei certo che un uso ricettivo sia concorrente alla residenza. Bene. Supponi che la città di Grattacapo sia in un’isola, in cui non puoi edificare ex novo per assenza di spazio. A Grattacapo ci sono 10 case e 10 famiglie. Se una famiglia dalla vicina isola di Salamelecchi volesse visitare Grattacapo, dovrebbe soggiornare in una delle 10 case. Quindi, 1 delle 10 famiglie di Grattacapo potrebbe valutare conveniente rinunciare alla sua casa per lasciarla alla famiglia di Salamelecchi. Insomma, data un’offerta limitata di spazi, i due usi sono concorrenti, in quanto determinano dinamiche che influiscono con l’altro.
      – continui a chiedermi (ma continui a non darmene in cambio) dati, in questo caso su quanti potrebbero voler venire a vivere a Venezia. Bene. L’unico dato da guardare per capire la potenziale attrattività è quante persone ci lavorano pur non abitandoci. Il Comune di Venezia è interessato da un movimento di pendolari in entrata di 62.222 unità (tra lavoratori e studenti) e di 17.414 in uscita con un saldo positivo di 44.808 (“Una stima della popolazione presente nel Comune di Venezia”, Servizio Statistica e Ricerca, Comune di Venezia, 2004). Sono dati vecchi e si tratta di stime, però non ce n’è altri. Nota bene che sono su tutto il Comune, per cui ti direi che nella parte insulare il saldo netto è ben più positivo.
      – vero che Milano ha un incremento di residenti in centro. E se abiti in centro a Milano, tendenzialmente non ti sposti con l’auto ma con i mezzi. Pensiamoci, la questione è cruciale (vedi l’annoso problema degli scarsissimi posti auto disponibili a Venezia per chi ci abita ma lavora fuori), sono d’accordo con te: la comodità è fondamentale.
      – è vero: gli appartamenti a Venezia sono spesso vecchi, piccoli e in non buone condizioni. Non per questo direi che “non si adatterebbero mai ad un mercato residenziale”. Come li affitti a turisti, puoi affittarli – in teoria, non voglio farla facile – a famiglie (vedi il punto 1).
      – non sono manicheo, mai detto che “le affittanze turistiche sono il male assoluto”. Le considero una attività fondamentale, a Venezia, spesso di sostegno al reddito di molte famiglie. Serve un intervento regolamentatorio laddove il mercato fallisce nell’autoregolamentazione. E questo ne è un esempio.
      – perfettamente d’accordo che gli “alveari che stanno facendo a Mestre” sono molto pericolosi. Avranno ricadute pesantissime in termini di flussi giornalieri a Venezia e in termini economici e di concorrenza mostruosa a tutte le attività ricettive a Mestre (zona stazione / Via Piave / Corso del Popolo in particolare).
      Ancora una volta, l’invito è a poterne parlare di persona. Quando ci si confronta, anche scontrandosi con convinzione, se ne esce sempre rafforzati.
      A presto
      Marco

  6. Ciao Marco

    Partiamo dal fatto che la città aveva 200.000 abitanti, ora ne sono rimasti solo 53.000; ammettiamo che di media per ogni appartamento ci fossero 4 residenti, ciò significa che all’incirca ci sono 40.000 appartamenti in tutta Venezia ( isola ), 53.000 , come dicevamo sono i residenti rimasti, quindi, di media, 13\14000 appartamenti occupati da residenti, ammettiamo anche 3.000 locazioni turistiche, poi ci sono le case per studenti… si arriva all’incirca a 20.000 occupati ( locazioni turistiche, case per studenti, e residenti), e il resto? ciò significa che ci sono come minimo 10\15 mila appartamenti chiusi, o seconde cose, o ruderi abbandonati, completamente inutilizzati; questa distribuzione già fa vedere le cose in modo diverso, e il tutto è facilmente comprovabile, basta fare una camminata in qualsiasi calle a s.marco o cannaregio o s.polo, anche in altissima stagione, non si vedrà altro che un cumulo di case abbandonate, completamente chiuse e spente. ( credo che le case chiuse siano molto piu’ dannose rispetto a quelle date ai turisti). Passiamo ora alla locazione turistica. A mio avviso, l’unica soluzione, per regolamentare il fenomeno è quello di, far rientrare (esattamente come le unità abitative classificate coi leoni), le locazioni turistiche all’interno delle strutture ricettive; obbligare i titolari delle locazioni turistiche esistenti a presentare una Scia, obbligare a P.iva, in questo modo, la situazione verrebbe molto equilibrata, nello stesso tempo chi ha gia’ avviato l’attivita’, potrebbe proseguirla senza problemi, e poi chiudere il “recinto”, esattamente come e’ stato fatto per i B&B ecc. Una decisione cosi, sarebbe la più equa, perchè bonificherebbe il mercato e permetterebbe a chi ha gia’ avviato l’attivita’ di locazione turistica, in modo professionale di poter proseguire, in modo sostenibile la propria attività. Le riduzioni temporali, che propongono alcuni consiglieri PD, oltre ad incentivare enormemente l’abusivismo, sarebbe iniquo nei confronti di chi ha fatto conto su questo tipo di entrata, ha già aperto l’attività, e paga regolarmente tassa di soggiorno, invia i dati alla polizia, e le schedine ISTAT, come qualsiasi struttura ricettiva. ( se io ho comprato un appartamento e mi sto pagando il mutuo con la locazione turistica, pago la tassa di soggiorno, sono iscritto all’anagrafe regionale, e faccio tutti gli adempimenti, con quale diritto mi fai chiudere? e poi perche’ solo io? e non anche i B&B?! Il tutto, oltre ad essere probabilmente incostituzionale, comporterebbe anche un terremoto politico dal momento che ci sono migliaia di famiglie che vivono anche grazie a questo.) Vorrei sapere tu che ne pensi… e’ praticabile secondo te la mia soluzione ? tu cosa proporresti?
    Un Saluto
    Andrea

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